Vita

Io sono Cecco d’Ascoli e sono morto abbruciato a Firenze

Cecco d’Asculi de Stabylis.

Honesti parenti ma povero, come scrisse Enoch, vicino ad quella età. Nacque nel 1269 et morì nel 1327.

[…]

Nacque in Ancharano villa de Ascoli, dove la madre gravida andando ad certe solenne feste ad imitation de l’antique, perchè opinione certa è che qui fusse già el tempio de Anchera [dea Ancaria, n.d.r.]: nacque in questo gaudio ne’ prati colui che in un prato in pena doveva morire.

Non pianse il fanciullo, senza officio de ostetrice.

Era pervenuto al tempo quando le lettere imparare l’età ammonisce: decte di sé grandissimi segni et espressioni di memoria et ingegno era in stupore et admiratione de tucti.

Era altamente de severo aspecto, ornato de gravità.

Arrivato alli 15 anni, havendo in Ascoli dato opera alla grammatica, andò a Salerno in quel tempo florida; et stato alquanto a Parigi se trasferì poi ad Bologna et pervenne in tanta admiration de populi, che non altramente era admirato che una cosa immortale.

Ognuno convertiva in stupore.

Quivi lesse molti anni, ad quel populo. Era ghibellino. Et tirato dalle amenità, andò a Firenze per tre anni, dove era inveterata inimicizia de docti, et vulgare opinione contra docti tucti… pur traeva tucti in admiratione.

Era, non solo de accidental adornato, ma de natural judicio dotato, in modo che d’esso, quando uno correva, era proverbio in Firenze: A Cecco d’Ascoli se ne va. O quando, auctore degno allegavano:Cecco d’Ascoli l’ha dicto.”

Angelo Colocci (1474-1549), Cod. Vat. 4831

Come fu arso Maestro Cecco d’Ascoli astrolago, per cagione di resia.

Nel detto anno [1327 n.d.r.], a dì 16 di settembre, fu arso in Firenze per lo ‘nquisitore de’ paterini uno Maestro Cecco d’Ascoli, il quale era stato astrolago del duce [Carlo d’Angiò, duca di Calabria, 1298-1328 n.d.r.], e aveva dette e rivelate per scienza d’astronomia, ovvero di nigromanzia, molte cose future, le quali si trovarono poi vere, degli andamenti del Bavero[Ludovico IV detto il Bavaro, 1282-1347 n.d.r.]e de’ fatti di Castruccio[Castruccio Castracani degli Antelminelli, 1281-1328 n.d.r.]e di quegli del Duca. La cagione perchè fu arso sì fu perchè, essendo in Bologna, fece uno trattato sopra la spera, mettendo che nelle spere di sopra erano generazioni di spiriti maligni, i quali si poteano costringere per incantamenti sotto certe costellazioni a poter fare molte maravigliose cose, mettendo ancora in quello trattato necessità alle influenze del corso del cielo, e dicendo come Cristo venne in terra accordandosi il volere di Dio co’ la necessità del corso di storlomia [astronomia n.d.r.], e dovea per la sua natività essere e vivere co’ suoi discepoli come poltrone, e morire della morte ch’egli morìo; e come Anticristo dovea venire pe’ corso di pianete in abito ricco e potente; e più altre cose vane e contra fede.”

Giovanni Villani (1280-1348), da “Cronica”

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